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.....Introduzione
.....Produrre
un libro fotografico significa, in primo luogo, organizzare le immagini
che lo compongono, mettere le fotografie in rapporto le une alle altre,
suggerirne il corretto ritmo di visione. Significa, in sostanza, effettuare
un'operazione di montaggio, non dissimile da quella che viene compiuta
dal regista, con la moviola, per dare la forma definitiva al proprio testo
filmico.
.....Riesaminando
le immagini che compongono questo volume, non posso fare a meno di pensare
al titolo che Manchevski ha assegnato alla propria opera, che costituisce
il tema attorno al quale le fotografie sono state "montate":
strada. Ed alle indicazioni - poche, per la verita - che l'autore ha dato
nel momento in cui mi ha mostrato per la prima volta le immagini selezionate.
Manchevski ha sottolineato, in quell'occasione, la diversita che a suo
avviso intercorre tra la pratica della regia cinematografica e quella
della fotografia; e si e soffermato in particolare sull'idea che il cinema,
sintesi di diverse discipline artistiche e mezzo che partecipa del mercato,
condizioni molto di piu l'autore nella propria attivita creativa di quanto
non faccia la fotografia. E' vero. Occorrono competenze diverse - e soprattutto
molto denaro - per realizzare un film. Lo scatto di un'istantanea, invece,
pone il fotografo di fronte solo a se stesso ed all'oggetto da riprendere.
Non richiede altre mediazioni, ne di natura organizzativa ne produttiva.
La liberta, da questo punto di vista, e totale. Questa considerazione
mi ha fatto riflettere a lungo. Ma come! Manchevski ha diretto un'opera
straordinaria, Before the Rain. Ricordo perfettamente la commozione sopraggiunta
al termine della visione del film: una sensazione vivissima di gioia e
amarezza insieme, di dolorosa partecipazione a quanto era accaduto sullo
schermo ed allo stesso tempo di entusiamo per il modo in cui era stato
organizzato il testo cinematografico. Quel film non aveva riprodotto semplicemente
la realta. Aveva fatto molto di piu: l'aveva distillata, interpretata
e consegnata nelle mani dello spettatore in forma di linguaggio compiuto,
dando luogo a continue metafore produttrici di infinite varianti di significato.
E' possibile che un regista cosi prepotentemente originale tema condizionamenti
al proprio lavoro? Non puo essere, piuttosto, che Manchevski desideri
continuare, per altra via, quello che ha impostato cosi brillantemente
con il proprio lungometraggio d'esordio? Che abbia voluto tendere un filo
tra l'esperienza cinematografica e quella fotografica? Penso proprio di
si. Le immagini piu intense di Before the Rain, i suoi momenti figurativamente
piu alti ed emozionanti sembrano avere un legame sottile con le fotografie
che compongono questo volume.
.....Manchevski
regista ha prodotto immagini personali, caratterizzate da una forte e
precisa individualita autoriale, da uno stile inconfondibile.
.....Manchevski
fotografo, pur desiderando liberarsi dai vincoli che il cinema gli poneva
e spingendo ancor piu in avanti la propria ricerca, non ha negato, a mio
avviso, ne lo spirito con cui ha diretto il proprio lungometraggio d'esordio
ne le radici della propria poetica. Ha piuttosto isolato alcune delle
intuizioni presenti nel film e ha fatto di queste la struttura portante
di un altro viaggio, di un'ulteriore riflessione sulla realta dei nostri
giorni.
.....Strada.
La parola che da il titolo a questo percorso fotografico richiama immediatamente
il luogo per eccellenza del paesaggio sociale. Tracce di umanita colte
nell'apparente casualita dello scorrere quotidiano del tempo. Gesti ordinari,
figure che conosciamo solo nell'attimo dello scatto e poi scivolano via,
geometrie del visibile carpite ad un ambiente che resiste ad ogni tenatativo
di decodifica. L'obbiettivo di Manchevski sembra non voler attribuire
ad alcun elemento un particolare rilievo; rifiuta il metodo della sottolineatura,
dell'inarcatura drammatica, della preminenza di un piano sugli altri.
Rifugge da qualsiasi espediente tecnico e figurativo che possa produrre
nella fotografia un significato immediato ed univoco e togliere all'osservatore
il piacere e lo stupore dell'ambiguita. Ecco allora tornare, provocante,
l'unita di stile di Manchevski, la sua stessa personalita, con quello
sguardo partecipe e distante insieme, pregnante ed indistinto al tempo
stesso, che avevo cosi profondamente ammirato in Before the Rain. Ecco
nuovamente la sua capacita di sospendere ed allo stesso tempo di rendere
dinamico l'oggetto rappresentato, si tratti di sequenze o di immagini
singole; di conferirgli quella struttura polisemica che permette di scoprire
in esso molteplici centri d interesse senza che si esaurisca al primo
approccio la sua forza comunicativa.
.....La
fotocamera di Manchevski, semplice, immediata e agilissima, non mostra
mai cio che lo spettatore vorrebbe vedere. Non si sofferma su quello che
ci aspetteremmo di osservare. Non e brutale ne narcisistica, ed in questo
si allontana profondamente sia dallo pseudo realismo di tanto fotogiornalismo
contemporaneo sia dalle astrazioni di chi riconduce, nelle proprie elaborazioni
fotografiche, la realta a mero gioco di forme. Non indulge ad estetismi
ne ad operazioni di sociologismo spicciolo. Non giudica, non urla. Non
seleziona cio che riprende in base a calcoli predefiniti; al contrario,
sembra lasciarsi sfuggire particolari importanti piuttosto che porli al
centro dell'inquadratura. In questo modo le immagini possono davvero restituire
l'idea della strada: un flusso di avvenimenti che procede simultaneamente
ed in molteplici direzioni, osservato quasi con la coda dell'occhio e
con la perenne curiosita di individuare qualcosa, piu avanti o piu indietro,
forse di lato, al riparo di una finestra socchiusa, all'interno di un
giardino in ombra, nel negozio di quartiere, che riveli altro scorrere
di vita, altre tracce di umanita.
.....Non
dobbiamo aspettarci da queste foto ne una lezione di storia, ne un grido
di dolore, ne un gesto di rabbia o di rifiuto. Cosi come non possiamo
trarre da esse alcuna consolazione. Questi luoghi e questi volti, per
quanto ci appaiano familiari e vicini, rimandano sempre ad un mistero,
a qualcosa che appartiene solo ad essi e che lo spettatore - oltre al
fotografo - non riuscira mai ad afferrare completamente. Questo e cio
che mi ha colpito maggiormente nelle fotografie di Manchevski. Nell'epoca
dell'informazione globale, che penetra ovunque ed appiattisce ogni differenza,
che ha una spiegazione per tutto e si accontenta del dato esteriore, e
affascinante poter annullare, anche per un momento, le nostre certezze
nel flusso indistinto, caldo ed enigmatico della strada.
Andrea
Morini
Bologna, 4 maggio 1999
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